Che vino mi consiglia per il dessert?

strong>… Champagne, sicuramente

Potremmo prendere spunto dalla fantasiosa leggenda che, Dom Pérignon, frate economo dell’Abbazia di Hautvillers al quale si devono gli eventi piu’ importanti che hanno determinato la nascita dello champagne, sul punto di morte, abbia rivelato in segreto al suo successore:

“Per ottenere un ottimo champagne aggiungere al mosto zucchero candito, sei pesche senza nocciolo, cannella e acquavite “bruciata”.

Il miscuglio risulta assai poco probabile ma serve senza dubbio ad indicare che lo champagne è nato come vino dolce, caratteristica che, dalla sua scoperta, manterrà per un lungo periodo, giustificando in tal modo la presenza a tavola con torte e biscotti.

Forse non è così noto ai più che lo champagne dalla sua nascita (1729 quella ufficiale) sino alla metà dell’Ottocento, fosse un vino dolce, e non abboccato o amabile, proprio dolce. Perché così piaceva ai suoi principali estimatori: i nobili russi.

Quando la tecnica dell’aggiunta della “Liqueur d’expédition” fu perfezionata, i dosaggi di zucchero venivano regolati in base al paese di destinazione.

Mi spiego meglio: i vini destinati all’Inghilterra avevano un contenuto zuccherino pari a 30/60 gr per bottiglia, che, in base all’attuale classificazione, dovrebbero essere considerati demi-sec o addirittura dolce.

E gli Inglesi erano i consumatori più attenti e all’avanguardia.

Gli altri mercati potevano considerarsi più drastici e “desiderosi d’affetto”!

Per gli Americani il dosaggio era compreso fra i 100 e 150 gr/zucchero per bottiglia, per Tedeschi e i Francesi da 250 a 300 gr, e, come dicevamo prima, in prima posizione per la richiesta di champagne dolce i Russi, che consumavano grandi quantità di questo vino con un dosaggio che facilmente arrivata a superare i 330 gr/bottiglia.

Paese che vai, gusti che trovi!

Saranno gli Inglesi a determinare il cambiamento di abitudini nella vecchia Europa.

Consideriamo che già all’inizio del 1900 per gli champagne spediti in Inghilterra, il contenuto di zucchero nella Liqueur d’expédition, si limitava a 5gr/litro, che nell’attuale classificazione corrisponderebbe già ad un Brut.

Gli altri paesi d’Europa continuavano imperterriti a preferire quella sorta di sciroppo dolce con le bollicine.

Il fatto determinante per il predominio del gusto inglese, anche nel mondo dello champagne, si ebbe alla fine della prima guerra mondiale quando, sconfitti gli imperi prussiano, austro-ungarico e russo, a dettare legge ne restò solo uno, quello britannico per l’appunto, che impose i propri gusti e preferenze anche in fatto di champagne.

Arrivando ai giorni nostri lo champagne sec o demi-sec è andato un po’ in disuso, a vantaggio di quei vini passiti e/o dolci che si possono facilmente reperire sul mercato a dei prezzi sicuramente più concorrenziali rispetto allo champagne.

La differenza però c’è, e si sente.

Uno champagne sec o demi-sec ti catapulta in una situazione talmente insolita ed eccitante da apparire come il viaggio di Alice nel paese delle meraviglie o l’incredibile volo attorno a Pandora di Jack sul mastodontico Toruk nel film Avatar.

Non ci sono mezze misure e l’abbandono al piacere è totale. Una bottiglia di champagne dolce non rimarrà mai imbevuta. Lo deve a sé stessa e alla grande storia che la accompagna.

Le maison che hanno continuato questa tradizione non sono molte e fra queste ne cito alcune degne di nota:

Gli attuali parametri per il contenuto zuccherino nella liqueur d’expédition degli champagne sono :

  • Sec 17÷35 g/l
  • Demi-sec 33÷50 g/l
  • Doux oltre 50 g/l

Direi che allora possiamo provare ogni tanto a regalarci qualche dolce coccola e farci accompagnare per tutto il nostro percorso del gusto dallo champagne, dalla A come apertivo alla Z come zuccotto.

Parola di Dame…

Leave a Comment